Nella dottrina giuridica e politologica, è ormai consolidato che l’introduzione di asimmetrie in sistemi multilivello caratterizzati da una profonda diversità interna sia una soluzione adottata da diversi ordinamenti (europei e non solo) e che non sia più da considerare un’eccezione. Eppure, nella letteratura sono ancora pochi gli studi che esplorano in modo sistematico e approfondito che relazione intercorre tra asimmetria, secessione e uguaglianza, tre aspetti che Matteo Monti giustamente definisce “intimamente legati” nel suo recente volume Federalismo Disintegrativo? Secessione e Asimmetria in Italia e Spagna (Giappichelli Editore, 2021). La domanda di ricerca al centro di questo studio va quindi a toccare il cuore pulsante di un tema complesso e affascinante come la presenza di asimmetrie negli ordinamenti composti. In particolare, ciò che l’autore intende indagare è, da un lato, l’efficacia dell’asimmetria nel contenere le spinte secessioniste e, dall’altro, la sostenibilità delle soluzioni asimmetriche in termini di principio di uguaglianza. Per rispondere a una domanda di ricerca certamente densa la cui risposta è tutt’altro che ovvia, Monti prende in considerazione due ordinamenti: Italia e Spagna. In questo modo, oltre a un’approfondita disanima della dottrina in materia, l’autore ha modo di applicare e testare la teoria nei due principali regionalismi europei, al fine di individuare eventuali tendenze comuni e divergenze. Lo studio si articola nei sette capitoli di cui è composto il volume: dopo l’introduzione metodologica (Cap. 1) e un capitolo teorico dedicato alla relazione asimmetria-secessione-uguaglianza (Cap. 2), seguono quattro capitoli dedicati ai casi studio (Cap. 3-6) e le conclusioni (Cap. 7).
Senza voler togliere al lettore il piacere di addentrarsi nel lavoro svolto dall’autore, in questa breve recensione vale la pena evidenziare due aspetti innovativi che rendono il volume ulteriormente meritevole di attenzione.
In primo luogo, è bene partire da alcune scelte metodologiche alla base dell’analisi comparata condotta da Monti. Per valutare la relazione asimmetria-secessione-uguaglianza, l’autore ha dovuto compiere un’ulteriore selezione all’interno dei due casi studio, ossia quali entità sub-nazionali analizzare nel dettaglio. Tale scelta è ricaduta su Paesi Baschi e Catalogna per la Spagna (Cap. 3 e 4), e Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d’Aosta per l’Italia (Cap. 5 e 6), ossia quattro entità territoriali in cui è rimasta vivida e radicata un’identità nazionale, fondamentale per l’introduzione di soluzioni asimmetriche nei due ordinamenti. In termini metodologici, è rilevante sottolineare come l’autore non si sia limitato a un’analisi puramente giuridica delle asimmetrie, ma abbia deciso di adottare un approccio interdisciplinare e storico-diacronico. Per quanto riguarda il primo elemento, unitamente alle categorie del diritto costituzionale, Monti si rifà a discipline politologiche e sociologiche per individuare una serie di parametri che permettano di valutare l’efficacia dell’asimmetria nelle quattro unità d’analisi. A ciò si lega un secondo importante aspetto metodologico, ossia la prospettiva diacronica-storica. Infatti, l’utilizzo del metodo storico permette all’autore di valutare l’efficacia dell’asimmetria in senso dinamico, verificando quanto il modello asimmetrico sia stato in grado di contenere le spinte secessioniste attraverso le diverse fasi storico-politiche degli ordinamenti. Senza tale approccio, una simile valutazione non sarebbe stata possibile e ciò costituisce un contributo non indifferente nello studio delle asimmetrie. Pertanto, nel volume di Monti non è solo possibile apprezzare la varietà delle soluzioni asimmetriche che diversi ordinamenti possono adottare, ma anche come esse si sono evolute e adattate nel tempo e quanto sono state efficaci.

In secondo luogo, l’autore ha scelto di introdurre una categoria non ancora consolidata nella letteratura, ossia la cosiddetta “asimmetria di punta”. Richiamando i principali riferimenti teorici sulle asimmetrie nei sistemi composti, Monti propone l’utilizzo dell’asimmetria di punta come categoria che unisca “i concetti di differenziazione e di massimo autogoverno, ossia l’integrazione di due elementi: asimmetria e maggiore autonomia possibile” (p. 28). Questa categoria analitica permette, secondo l’autore, di conciliare in un unico concetto sia l’aspetto quantitativo che quello qualitativo dell’asimmetria, oltre che di interpretare con maggior precisione alcune richieste autonomiste che trovano applicazione nei due ordinamenti regionali in analisi. In particolar modo, Monti osserva come la richiesta di maggiori competenze e finanziamenti, così come di un riconoscimento della propria identità nazionale attraverso asimmetrie, si riscontrino più frequentemente in strutture territoriali regionali rispetto a ordinamenti “tradizionalmente” federali, sistemi nei quali le asimmetrie si concentrano sull’aspetto qualitativo (e non quantitativo). Come concluso dall’autore, “fintanto che permane questo stato di ‘doppia’ richiesta, come accade negli ordinamenti regionali, il concetto di asimmetria di punta sembra adatto per descrivere meglio le tensioni territoriali in questi federalismi” (p. 29).

Le conclusioni a cui giunge Monti risultano di estremo interesse. La comparazione tra i due ordinamenti rivela che la scelta dell’asimmetria di punta si è rivelata efficace nel rispondere alle richieste autonomiste e nel contenere le spinte secessioniste in entrambi gli ordinamenti, nonostante le dovute differenze (sia attuali, sia in sede costituente). Infatti, l’autore sottolinea come sia stata proprio “la negazione del federalismo asimmetrico a provocare fenomeni di disintegrazione” (p. 387). A ciò si aggiunge un’importante riflessione sulla sostenibilità dell’asimmetria, la quale richiama la tensione tra principio di uguaglianza in senso formale e in senso sostanziale, e ai rispettivi pericoli che possono derivare dalla preferenza di una particolare concezione a scapito di un’altra. Se da un lato i critici delle asimmetrie sostengono che esse minacciano le fondamenta dell’uguaglianza tra entità territoriali e siano quindi da evitare, Monti giustamente osserva come la negazione delle asimmetrie in nome del principio di uguaglianza formale possa finire con innescare dinamiche disintegrative.

In conclusione, il volume di Monti costituisce un contributo importante nel campo di studio delle asimmetrie nei sistemi composti, esplorandone l’efficacia e la sostenibilità in termini di principio di uguaglianza. L’adozione di approccio interdisciplinare e storico-diacronico, oltre che l’introduzione del concetto di asimmetria di punta, permettono all’autore di condurre l’analisi in modo innovativo e rigoroso, raggiungendo conclusioni che arricchiscono un vivace dibattito teorico.

 

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